Parola d'ordine: "libellula"

È ormai un classico, un passaggio obbligato per le band più famose. Si chiama «secret show», il concerto segreto. L'ultimo lo hanno tenuto domenica sera ai Murazzi i Subsonica, che hanno raccolto duecento amici da Giancarlo 2 per una sorta di prova aperta in vista del Primo Maggio romano e della tournée estiva, che li vedrà protagonisti nei grandi spazi all'aperto. Funziona così: si fissa una data nelle ore immediatamente precedenti, si attiva un piccolo passaparola di sms a persone fidate, addetti ai lavori, vecchi amici che si sa non spargeranno la voce, felici di contribuire a tenere la cerchia. Poi si va lì e si suona, tutto il concerto, due ore per chi c'è e per il rammarico degli esclusi, ché poi il racconto farà il giro della città. È anche una questione di sicurezza: all'ultimo appuntamento ufficiale al Mazda Palace c'erano più di seimila spettatori, se tutti fossero scesi ai Muri il pericolo che qualcuno si facesse male sarebbe stato concreto.

Il secret show è fatto di complicità, è un po’ carbonaro per le modalità, ma sempre serio sotto il profilo artistico. Alla fine non si scappa, gli artisti vogliono sapere dagli amici come lo hanno trovato, se la scaletta funziona; non solo accettano le critiche, le cercano. Tutto sommato sei entrato gratis e qualcosa in cambio devi dare. È nato nei ‘70 in Inghilterra, ora è tornato di moda: la stessa scuderia Casasonica ha di recente scaldato così i muscoli dei milanesi Afterhours, scegliendo club amici del Sud Italia. All'ingresso ci vuole una parola d'ordine, quella password senza cui oggi non ci si muove. «Libellula» era quella di domenica. Anzi, in un primo tempo pareva che il gruppo torinese volesse fare uno scherzo pure agli organi di informazione, facendo annunciare dal locale (il tamtam parlava inizialmente dell’XO’ di via Po) il live della cover band Libellula, «giovane e promettente formazione alle prese con il repertorio dei Subsonica». Arrivavi lì pensando a una mezza patacca, e poi ti trovavi a mezzo metro da Samuel, Boosta, Ninja, Max e Vicio. Ma c’era il rischio di qualche soffiata, per cui si è scelta, come accade ormai un paio di volte all’anno, la totale segretezza dell’evento.

Così, sulla soglia del magazzino lungo il fiume il bisbiglio libellula vola discreto tra la gente in arrivo alla spicciolata e gli addetti alla regolamentazione dell'ingresso. Ecco Mao, lo stato maggiore di Hiroshima Mon Amour, Johnson Righeira che impazzirà per la cover di «Patriots» di Battiato, Marco Rainò, l'amico architetto e grafico: «Sono tutti e cinque di buonumore, come avremmo detto da ragazzi hanno la vibra giusta. A mio modo di vedere è stato il concerto segreto più carino tra i tanti a cui ho assistito in questi anni», commenterà al termine. Ci sono tante belle ragazze, il solito parterre di disc jockey, poche celebrità. In tutto scendono al fiume duecento persone al massimo; senza ospiti, quelli si aggregano di solito per il secret show di fine tournée, quando anche i fonici diventano musicisti e la festa degenera. Questa volta la prova è seria, il concerto del Primo Maggio a Roma è dietro l'angolo. Alle 23 cominciano due ore e dieci di live serrato, con tutta la scaletta meno «Disco labirinto», saltata causa panne, anch’essa segreta fino a quel momento, della tastiera midi del Boosta. Non c'è neppure la sua compagna, Fernanda Lessa, ancora in Brasile. Tra amici, eppure è pur sempre un concerto, vicino nel programma a quello tenuto in città dopo il rinvio per i problemi di voce occorsi a Samuel. Che non è ancora al top, ma appare molto migliorato. È un vero live, e la prassi prevede che si dica qualcosa, oltre ai classici «su le mani» e «vi useremo come cavie» urlati dal cantante. Ci pensa Max Casacci, che spiega dal piccolo palco la filosofia dell'evento: «Non è solo una prova per vedere le reazione di chi meglio ci conosce, dietro la nostra presenza qui ci sono anche il bisogno condiviso da tutti e cinque di tornare a fare le cose nella dimensione in cui siamo nati e cresciuti, nonché la voglia di stare vicini a Giancarlo nel momento difficile che sta attraversando dopo quello che è successo al suo vecchio locale». Parte la canzone «Nei nostri luoghi», niente di più adatto a descrivere questo spirito da rimpatriata. E la festa continua.

Fonte: www.lastampa.it

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